A J. L. Borges
La morte di X aveva
sconvolto tutti ad Ameno. Adesso nella chiesa del piccolo paese lucano, amici,
parenti, conoscenti, gente comune, tanti erano venuti a rendere l’ultimo saluto
al giovane defunto. Se ne stavano tutti con i volti pallidi, confusi, come
presi terribilmente alla sprovvista.
Ed alla sprovvista
era stato colto il povero X, dalla morte.
Non era stata una
morte tragica o violenta la sua. E soprattutto non una morte ordinaria, della
quale si muoia ogni giorno. La sua era stata una morte strana, grottesca: la
gelida pellegrina,si sa, ha infiniti volti.
Aveva fatto visita
ad X nel momento più impensabile, a pranzo.
Il pranzo, infatti,
è un momento di ricarica vitale e psicologica, è attingimento di energia. E’
vita insomma. Durante questo momento sacro, questo rito biologico, si ha
assoluto bisogno di tranquillità. I seccatori non sono per niente ammessi.
Ma la Morte non ama
bussare. Ella è tiranna, barbara, sciacalla e, senza indugi, senza bussare,
spalancò la porta e piombò addosso al povero X, portandoselo via come fa un falco con un topo indifeso.
Se ne stava nascosta
in silenzio, la Morte, nel cibo, nel pane quotidiano, che per X doveva essere
fonte di vita.
Si era soffocato, in
poche parole, X, con un boccone di traverso.