A differenza dei toni poetici da cantastorie di Michele
Parrella, nel linguaggio di Nicola Scarano (Calciano 1921 - Potenza 1990) si
riflette l’esperienza di maestro elementare, l’influenza di poeti come Pascoli,
Leopardi e Carducci. Basta infatti leggere espressioni come queste: <<alla
vieta finestra il guardo mio\ io affligea desioso e mesto; t’assidi\della
infantata e uggiosa\tua scoletta>>, per averne un’idea.
Ma, come Parrella, anche Nicola Scarano nelle sue liriche ama
ritrarre, senza toni estremi tuttavia, la dura realtà della vita nei paesi
lucani. In un paesaggio aspro e desolato, infatti, la vita si configura come
ingrata fatica:
La fame narrate
gli stenti,
i volti rugosi
che t’hanno squarciato piangendo
i seni rocciosi
(Lucania)