martedì 1 maggio 2012

Santo Patrono


Santo Patrono





Dedicato al Santo Martire e alla Vergine Maria



(Nel mese di Maggio

tutti i fior attendono il  più bello, la rosa,

 e ne cantano le lodi, ondeggiando, lievi,

 al soffio della placida brezza.)





I



Ci sono ricordi, carrube e tamburi di plastica appesi negli anni.



Esplosioni spiazzanti di sole

sull’armatura del Santo. Prove generali dell’Estate.



Prove degli strumenti sul palco...

                            si fermano,al passar della processione.

venerdì 6 aprile 2012

Passione e morte di Gesù Cristo

Nella tua carne si è concretata la Storia,

dimenandosi come cieca larva impazzita.

Nelle tue ferite è cresciuto il Male,

inevitabile ed inarrestabile.

L’Errore ti è passato sul corpo, impetuoso, ingombrante,

frantumandoti le ossa.

Le tue povere ossa

frantumate dagli ingranaggi del divenire umano,

del Compimento.

lunedì 30 gennaio 2012

Serata d’inverno

Serata d’inverno
Il principe Burian, nobile vento, signore delle sterminate steppe siberiane, quell’inverno era arrivato più potente del solito sull’Appennino dell’Italia meridionale.
Una bufera improvvisa di neve, che non aveva nessuna intenzione di smettere da giorni, ormai, aveva invaso non solo le montagne ma anche le coste, fino ai paludosi lidi ionici ed alle estreme e selvagge sponde del Salento, imbiancando cespugli di capperi e di fichi d’india. Tutto era ricoperto dalla neve siberiana, il soffio gelido di Burian si era spinto fin sulle coste nordafricane. La catena dell’Atlante era interamente ricoperta di neve.
Un sibilo continuo attraversava ora i vicoli pietrosi, gli archi e le scalinate di un piccolo paese lucano. Dalle minute finestre del centro storico pendevano ghiaccioli e di grossi ed opachi ghiaccioli erano fatte le punte delle lance, le armi dei soldati di Burian. Le avanguardie erano precedute dagli spiriti di enormi lupi con il muso protéso. Il loro sguardo si perdeva compiaciuto tra i multiformi tratturi e nelle silenziose vallate il loro ululato si confondeva con i sibili della tormenta.

sabato 7 gennaio 2012

La musica postmoderna dei Muse

<<Tu e io siamo uguali\Non sappiamo o non ci importa chi è da biasimare\Ma sappiamo che chiunque tenga le redini\Non cambierà niente\La nostra causa andrà persa (non sono sicuro di questa frase)\E queste guerre non possono essere vinte>>. E’ il testo pacifista della canzone United States Of Eurasia contenuta nell'album dei Muse, The Resistance. Europa ed Asia sono unite, tutto il mondo è riunito sotto l’imperativo della globalizzazione, non dovrebbero esserci differenze allora. Così nel sound di questa canzone vengono mescolati i Queen, la musica araba ed  il celebre Notturno di Chopin. Una musica postmoderna, quella di questo album, aperta ad ogni forma di contaminazione e citazionismo (dal rock più duro all’elettronica, dal pop alla Beyoncè alle sonorità anni ’80, dalla musica classica alle colonne sonore di film epici o di animazione). Sembra che siamo arrivati ad un punto della Storia dove la musica possa soltanto rielaborare e ripescare sè stessa, abolendo ogni gerarchia o distinzione di genere (un maestro in questo senso è Franco Battiato con il suo pop intellettuale e filosofico). Fine della Musica, Fine della Storia, come è intitolato un celebre saggio  (1992) dell’intellettuale  F. Fukuyama. Una delle tematiche fondanti del pensiero postmoderno.

Alessandro Baricco, Emmaus.

Emmaus,  romanzo di Alessandro Baricco del 2009, presenta due importanti novità rispetto alla sua produzione. Una è l’autobiografismo, l’altra è che si tratta del romanzo cronologicamente più vicino ai giorni nostri. Questo secondo particolare non fa che confermare un atteggiamento di fondo di Baricco (almeno per quanto riguarda la narrativa): il rifiuto cioè di voler raccontare il Presente, la Realtà.
Le sue narrazioni infatti sono tutte volte al passato, un passato mitico ma non molto distante dai nostri tempi: gli anni delle rivoluzioni industriali o del jazz delle origini. Lo stesso vale per i luoghi descritti nei suoi romanzi, che sono quasi sempre  lontani o immaginari.

giovedì 5 gennaio 2012

‘Stregati’ dalla solitudine


Ci sono molte analogie che accomunano i romanzi vincitori di  due recenti e consecutivi  premi Strega(2008 e 2009): La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano e Stabat mater di Tiziano Scarpa.
La storia di Cecilia, ragazza abbandonata e cresciuta in un orfanotrofio, e quelle di Mattia ed Alice, matematico lui, rinchiusosi in un volontario ed auto-lesionista autismo, adolescente e ragazza ‘diversa’ lei-per via di una gamba claudicante-che cerca in tutti i modi di somigliare alle sue coetanee, sono storie  dalle quali emerge  un unico tema di fondo: la solitudine (che non a caso dà il titolo al libro di Giordano).
Una solitudine che ‘attualizzata’ diventa innanzitutto incapacità di dialogare, disadattamento (<<Poi pensò che era la cosa più naturale del mondo e che proprio per questo lui non ne era capace>>, La solitudine dei numeri primi).

Il caos e la parola. Carlo Emilio Gadda (la letteratura italiana negli anni '60 e '70)


Partiremo, nelle nostre considerazioni, da un saggio molto importante per la letteratura contemporanea, italiana ed internazionale, vale a dire dalle Lezioni Americane di Italo Calvino, pubblicate non molti anni orsono (1988[1]) ed ancora di straordinaria attualità.
La quinta ed ultima di queste lezioni, quella dedicata alla Molteplicità, considerata come una delle principali sfide per la letteratura del nuovo millennio, si apre con una lunghissima citazione tratta da  Quer pasticciaccio brutto de via Merulana[2]  di Carlo Emilio Gadda, il celebre episodio del ritrovamento dei gioielli in casa Pestalozzi.
Calvino, nel corso di questa sua lezione, dichiara di voler estendere, in realtà, le proprie considerazioni sulla Molteplicità a quello che, secondo lui, rappresenta l’intero romanzo contemporaneo, il quale verrebbe a configurarsi <<come enciclopedia, come metodo di conoscenza e soprattutto come rete di connessione tra i fatti, tra le persone, tra le cose del mondo>>[3].
Uno dei primi autori del romanzo contemporaneo, così come inteso da Calvino, sarebbe allora  proprio lo scrittore Carlo Emilio Gadda, un uomo che vedeva il mondo <<come un sistema di sistemi in cui ogni singolo sistema condiziona gli altri e ne è condizionato>>[4], secondo un’immagine complessivamente antigerarchica e reticolare, oltre che raffigurabile, spesso,  come un garbuglio, un groviglio, un ‘pasticcio’ appunto.
Cominciamo da questa osservazione.